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ALCUNI ESEMPI
D. 26/07/2001 Esercente attività di bar, ha erroneamente applicato corrispettivi con aliquota al 10 e 20% rilevato da verbale di accertamento della G.F.. E' possibile chiedere il rimborso dell'iva versata in più? L'amministrazione finanziare puà accertare maggior Irpef?
Per le operazioni certificate da scontrino fiscale non può essere effettuata una variazione in diminuzione ai fini Iva ai sensi dell'art.26 del Dpr 633/72. E' possibile chiedere il rimborso dell'imposta indebitamente versata, a causa dell'errata applicazione dell'aliquota Iva,ai sensi dell'art.16, comma 6 del dpr 636/72, così come indicato dalla risoluzione ministeriale 6/4/1993 n 523012. Sull'argomento però ci sono versioni contrastanti. Il rimborso dell'iva versata in più assumerebbe, ai fini delle imposte dirette, un maggior ricavo per il cedente in quanto aumenta la base imponibile delle prestazioni di somministrazione effettuate negli anni in questione e comunque in generale, avendo emesso scontrini fiscali, non si può risalire ai cessionari, che avrebbero diritto teoricamente alla restituzione dell'iva pagata indebitamente.
La possibilità di richiedere il rimborso dell'iva dovrà quindi essere valutata attentamente anche in relazione all'accertamento ai fini Irpef.
D.23/07/2001 Ho acquistato una casa che risulta essere la mia seconda casa, in cui chiederò la residenza. Posso detrarre gli interessi passivi del mutuo nella dichiarazione dei redditi?
Dal 1/1/93 la detrazione è ammessa solo per l'acquisto dell'abitazione principale, cioè quella nella quale si dimora abitualmente.
Per avere diritto alla detrazione occorre che la destinazione ad abitazione principale avvenga entro 6 mesi dall'acquisto e che questo sia avvenuto nei sei mesi successivi o antecedenti alla data di stipula del mutuo. Dal 2001 entrambi i citati termini sono aumentati ad 1 anno.
D. 16/07/2001 Mio figlio in data 31/01/2001, è divenuto proprietario di un appartamento, in comune diverso dalla propria residenza, beneficiando delle agevolazioni "prima casa", Il quesito è relativo all'obbligo del trasferimento della residenza entro 18 mesi dalla data del rogito ( il notaio tra l'altro ha trascritto un anno sull'atto! ) Vi comunico che mio figlio è iscritto al primo anno di Università,e non svolge alcuna attività lavorativa e secondo un articolo di stampa sembra che in base alla circolare 2 Marzo 1994 n°1/E , nota II bis "svolgimento della propria attività anche non remunerata ad esempio attività di volontariato o sportiva o di studio" non sia necessario il cambio di residenza. Infatti " attività di studio" mi sembra interpretabile come attività di studente.
Al fine di usufruire del beneficio fiscale occorre che ci sia un collegamento tra la localizzazione dell'abitazione ed il luogo di residenza , presente e futuro, dell'acquirente o il luogo ove questi svolge la propria attività. Tale condizione sussiste se si rientra alternativamente in una delle seguenti ipotesi:
1 - l'immobile è ubicato nel territorio del Comune dove l'acquirente ha o stabilirà entro 18 mesi dall'acquisto, la propria residenza (per gli atti stipulati prima del 2001 il termine predetto è di 12 mesi);
2 - l'immobile è ubicato nel territorio del comune dove l'acquirente svolge la propria attività (lavoro, studio, attività sportiva anche se non retribuita,ecc.)
Quindi nei casi di cui al punto 2 non è necessario cambiare la residenza.
D. 11/07/2001 SONO PROPRIETARIO DI UNA DITTA DI NOLEGGIO AUTO CON CONDUCENTE. A SETTEMBRE 1998 HO ACQUISTATO UNA AUTOVETTURA DA UN PRIVATO TRAMITE UN SEMPLICE ATTO NOTARILE POICHE' IL PRIVATO NON POTEVA OVVIAMENTE EMETTERE FATTURA. DI CONSEGUENZA NON HO POTUTO RECUPERARE L'IVA DA TALE ACQUISTO. HO UTILIZZATO L'AUTOVETTURA PER LA MIA ATTIVITA' DI NOLEGGIO CON CONDUCENTE RECUPERANDO L'IVA SOLO SUL CARBURANTE. NON HO MAI AVUTO FATTURE RELATIVE A RIPARAZIONI DI TALE AUTOVETTURA. A GENNAIO 2001 HO VENDUTO TALE AUTOVETTURA A UN PRIVATO. VORREI SAPERE DA VOI SE PER TALE VENDITA E' PREVISTO CHE IO DEBBA EMETTERE UNA FATTURA CON IVA OPPURE UNA FATTURA ESENTE DA IVA (VISTO CHE NON HO MAI RECUPERATO L'IVA ALL'ATTO DELL'ACQUISTO). RINGRAZIO ANTICIPATAMENTE PER LA VS CONSULENZA.
Essendo stata acquistata senza possibilita` di detrarre l'Iva, l'autovettura in questione, viene ceduta con
assoggettamento a Iva esclusivamente con il regime dei beni usati se il "delta" della differenza tra il prezzo di rivendita e quello d'acquisto, aumentato delle eventuali spese, sia positivo.
Di conseguenza, inquadrandosi l'operazione di vendita nel regime ordinario, il professionista
applica l'imposta commisurata al solo margine o all'intero corrispettivo se ravvisasse la convenienza di optare, con la dichiarazione annuale, per il sistema detrattivo di imposta da imposta.
L'operazione di vendita non assumerebbe alcuna rilevanza ai fini Iva se evidenziasse un margine negativo. La norma di riferimento in fattura e' l'articolo 36, comma 1 o 2 del Dl 41/95.
D. 05/07/2001 Quanto misura 1 vano catastale?
Per gli immobili ricadenti nelle categorie A (abitazioni) la consistenza si esprime in vani. Il soggiorno, le camere e la cucina vengono conteggiati 1 vano ciascuno. Gli accessori diretti (bagni, corridoi, ingressi), sono conteggiati per 1/3 di vano, mentre gli accessori indiretti (cantine e soffitte) 1/4 di vano.
Il numero dei vani risultante viene arrotondato al mezzo vano.
Operando con riferimento ai valori di mercato, e quindi all'unita` di misura del metro quadrato di superficie lorda coperta (che e` quella ordinariamente apprezzata), si deve necessariamente risalire al vano per le categorie del gruppo A.
Nel valutare la superficie media del vano, propria di ciascuna categoria, si deve tener presente che il valore unitario attiene alla superficie lorda coperta e quindi l'anzidetta superficie media del vano deve comprendere i muri perimetrali esterni; la meta` dei muri a confine con altre unita` immobiliari o parti comuni, le tramezzature interne.
Il calcolo dei vani dell'unità immobiliare, eseguito secondo le normative vigenti, prevede altresi lo scattare di un vano ogni 25 mq.
D.29/06/2001 Gradirei sapere se ai fini ICI un prato di mia proprietà (che un tempo era un vigneto) è da considerarsi "terreno incolto" oppure "terreno agricolo", dato che nel primo caso non pagherebbe ICI. L'erba vi cresce spontanea e io, per mantenerlo pulito, sono d'accordo con un anziano contadino del posto che ogni tanto taglia l'erba (senza alcun corrispettivo reciproco) ma non credo che per questo il terreno si possa definire "adibito all'esercizio delle attività indicate nell'articolo 2135 del codice civile, che se non erro è condizione necessaria per definirlo agricolo.
Sono esenti dall'imposta ICI i terreni, diversi dalle aree fabbricabili, sui quali non vengano esercitate le attività agricole intese nel senso civilistico (art. 2135 del Codice Civile) di attività dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all'allevamento del bestiame ed alle connesse operazioni di trasformazione o alienazione dei prodotti agricoli rientranti nell'esercizio normale dell'agricoltura: appartengono a questo primo gruppo i terreni normalmente inutilizzati (cosiddetti terreni "incolti ") e quelli, non pertinenziali di fabbricati, utilizzati per attività diverse da quelle agricole.
Non sono egualmente interessati all'elenco i terreni, diversi dalle aree fabbricabili, sui quali le attività agricole sono esercitate in forma non imprenditoriale: appartengono a questo secondo gruppo i piccoli appezzamenti (cosiddetti "orticelli ") coltivati occasionalmente senza struttura organizzativa.
I terreni del primo e del secondo gruppo, non avendo il carattere di area fabbricabile né quello di terreno agricolo secondo la definizione di legge, restano oggettivamente esclusi dal campo di applicazione dell'ICI.
Terreni incolti
Se non sono aree fabbricabili, sono esclusi dal campo di applicazione dell'ICI.
Se il terreno è agricolo sotto il profilo catastale ed è coltivitato, anche da terzi, l'Ici va applicata.
D. 27/6/2001 Sono un pensionato che l'anno scorso ha concesso un finanziamento annuale ad una S.r.l., con cui non ho assunto nessuna forma di partecipazione nella società. Il contratto con cui si è pattuito tale finanziamento si è perfezionato mediante il ricevimento di una proposta della società, a cui ha fatto seguito una mia accettazione, spedita mediante raccomandata con avviso di ricevimento. Come è classificabile tale forma di contratto tra i tipi previsti dal d.lgs. 461/'97? Gli interessi ottenuti dopo un anno sono assoggettati ad una ritenuta d'acconto o d'imposta e quale è il ragionamento per capire quando si è soggetti ad una ritenuta o l'altra?
Si considerano dati a mutuo i versamenti effettuati nei confronti di società se dai bilanci e da altra documentazione idonea non risulta che gli stessi sono stati fatti ad altro diverso titolo Gli interessi sono soggetti a ritenuta a titolo d'acconto del 12,5%.
E' la legge che stabilisce se la ritenuta deve essere d'imposta o d'acconto e le motivazioni che ispirano l'uno o l'altro trattamento sono diverse a seconda del reddito di capitale.
D. 22/6/2001 Un giovane laureato in architettura non iscritto all'albo (non avendo ancora superato l'esame di stato) può aprire la partita iva con codice 74201 (la professione di architetto è ricompresa tra quelle protette?) in caso di risposta negativa può utilizzare il codice attività 74206 ed in tal caso è obbligato all'iscrizione alla gestione separata inps? se fosse così probabilmente sarebbe meglio, in attesa di iscizione all'albo emettere delle ricevute per prestazione occasionale?
Sono soggetti passivi IVA gli artisti ed i professionisti che esercitano l'attività in modo autonomo e professionale. Si ha attività autonoma quando una persona si obbliga a compiere verso un corrispettivo un'opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione. La professionalità implica che l'attività sia esercitata in modo abituale e non occasionale. Per desumere che l'attività sia svolta in modo professionale, assume rilevanza la presenza dei seguenti elementi: iscrizione ad un albo professionale; -organizzazione di beni e persone per lo svolgimento dell'attività; -l'entità dei corrispettivi percepiti. A titolo di esempio non assume la qualifica di soggetto Iva il geometra, non iscritto all'albo professionale, che espleti in un solo anno un'unica e modesta prestazione a titolo di collaborazione nei confronti di altro professionista (ctc 10/10/90 n.6443).
A prescindere quindi dal codice da utilizzare è fondamentale verificare la presenza di dette condizioni. Nel caso sia necessaria la partita Iva il codice più appropriato per lo svolgimento dell'attività in attesa dell' iscrizione all'albo è a mio avviso il 7420D
D. 07/06/2001 Ho affittato la mia azienda. A gennaio scadendo il contratto, l'affittuario mi ha chiesto 300 milioni,per lavori svolti ,senza alcuna autorizzazione. E'giusto questo ricatto?
L'art. 2561cc stabilisce che la differenza tra le consistenze d'inventario all'inizio e al termine dell'affitto di azienda è regolata in denaro, sulla base dei valori correnti al termine dell'affitto. La differenza può essere originata sia da mutamenti quantitativi che qualitativi delle componenti aziendali. Gli ammortamenti, se sono stati dedotti dall'affittuario, sono da considerare ai fini del calcolo di detta differenza. Tale disciplina può essere esclusa dalla previsione contrattuale, stabilendo che l'affittuario conservi la proprietà dei suoi apporti. Per una risposta più precisa è opportuno quindi verificare le condizioni contrattuali originarie.
D. 26/05/2001 Vorrei sapere se anche gli ampliamenti,non solo le nuove costruzioni, possono usufruire della aliquota agevolata del 4% prevista per le prime case. In caso affermativo potrei avere i riferimenti normativi .
La Circ. Min. del 30/11/2000 n.219/E ha ammesso l'applicabilità dell'aliquota agevolata sugli appalti relativi all'ampliamento di una prima casa quando ricorrano le seguenti condizioni:
a) i locali di nuova realizzazione non devono configurare una nuova unità immobiliare né avere consistenza tale da poter essere successivamente destinati a costituire unità autonoma;
b) l'abitazione deve conservare anche dopo l'ampliamento le caratteristiche non di lusso;
c) il committente dei lavori, ove non possiede anche un'altra abitazione nel medesimo comune, diversa da quella che va ad ampliare, dichiari all'appaltatore di non essere titolare di diritti su altra abitazione nel comune.
D.14/05/2001 Credito d'imposta conseguente a riacquisto prima casa. --URGENTE-- Testo: con atto Notarile il prossimo 18.05.2001 riacquisto una nuova prima casa. Mi trovo in credito d'imposta (lire 6.000.000 di IVA pagati nel 1996 sull'acquisto originario), ma la domanda è: "Posso già chiederne il rimborso nel mod.730 di quest'anno" (relativo ai redditi 2000)? Secondo il mio commercialista SI', perchè nel momento in cui il credito d'imposta matura, si ritiene immediatamente esigibile. Vorrei cortesemente, per quanto ovvio nel più breve tempo possibile, una conferma o smentita.
Il credito d'imposta per il riacquisto di prima casa non può dar luogo a rimborsi, ma può essere portato in diminuzione:
- dall'imposta di registro dovuta sull'atto di acquisto agevolato;
- dalle imposte di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni dovute sugli atti e sulle denunce presentate dopo la data di acquisizione del credito;
- dall'irpef dovuta in base a dichiarazioni presentate successivamente alla data del nuovo acquisto;
- dalle imposte e dai contributi che partecipano alla compensazione.
D. Ho commissionato ad una società della zona di Crema, dei serramenti per la mia abitazione. Prima dell'installazione finale avvertii loro dell'intenzione di usufruire delle detrazioni del 36% e l'IVA al 10%, e di conseguenza pagai loro la somma dovuta tramite bonifico (come previsto dalla legge, invio anche tutte le comunicazioni necessarie come ASL e ufficio entrate). Tuttavia al momento della stipula del contratto rilasciai loro una caparra confirmatoria che teoricamente mi sarebbe dovuta essere restituita. Di quella somma ho ricevuto solo una piccola parte e mi è stato rilasciato in cambio una seconda fattura con i costi di manodopera. Mi preme sottolineare che mi sono già rivolto al giudice di Pace ma purtroppo sul contratto la suddetta società aveva indicato che la manodopera non era compresa. Ora il mio quesito è se ho la possibilità di recuperare anche su questa seconda fattura il 36% senza aver tuttavia seguito l'iter burocratico?
R. Purtroppo la risposta è negativa. Non sono ammessi sistemi di pagamento diversi dal bonifico, salvo per le spese pagate prima del 28/03/1998 e per le spese relative agli oneri di urbanizzazione, alle ritenute d'acconto operate sui compensi, all'imposta di bollo e ai diritti pagati per le concessioni, le autorizzazioni e le denunce di inizio lavori.
D. 19/4/2001 Lavorando da sette anni in proprio, come posso ottenere l'abilitazione tecnico-professionale per impianti di riscaldamento non avendo un diploma di scuola superiore né una qualifica di operaio specializzato?
R.Chiunque intenda effettuare l'installazione, la trasformazione o l'ampliamento di impianti elettrici, idraulici, sanitari, di riscaldamento e condizionamento previsti dalla Legge 5.3.1990 n. 46 e relativo regolamento di attuazione, deve essere abilitato e cioè`, essere iscritto all'albo delle imprese artigiane o comunque iscritto alla C.C.I.A.A. (Registro delle imprese) e possedere requisiti tecnico-professionali che si ottengono con titoli di studio, frequenze di corsi o dimostrata pratica.
REQUISITI TECNICO-PROFESSIONALI
Chi intende svolgere una di queste attività` deve essere in possesso dei seguenti requisiti:
a) laurea in materia specifica conseguita presso una università` statale o legalmente riconosciuta;
b) oppure diploma di scuola secondaria superiore conseguito, con specializzazione relativa al settore delle attività` di cui all'articolo 2, comma, presso un istituto statale o legalmente riconosciuto, previo un periodo di inserimento di almeno un anno continuativo alle dirette dipendenze di una impresa del settore;
c) oppure titolo o attestato conseguito ai sensi della legislazione vigente in materia di formazione professionale, previo un periodo di inserimento, di almeno due anni consecutivi, alle dirette dipendenze di una impresa del settore;
d) oppure prestazione lavorativa svolta, alle dirette dipendenze di una impresa del settore, nel medesimo ramo di attività` dell'impresa stessa, per un periodo non inferiore a tre anni, escluso quello computato ai fini dell'apprendistato in qualità` di operaio installatore con qualifica di specializzato nelle attività` di installazione, di trasformazione, di ampliamento e di manutenzione degli impianti di cui all'articolo.
Per dirette dipendenze si intende non solo il rapporto di lavoro subordinato, ma ogni forma di collaborazione tecnica continua con l'impresa. Per cui si soci o familiari collaboratori che intendessero avviare una delle attività` in questione, il possesso del requisito e` implicito nella loro qualita` di collaboratori o soci sempreche` siano in grado di dimostrare di aver fornito la loro collaborazione.
RESPONSABILE TECNICO
Qualora il titolare, i soci di SNC e SDF non abbiano i requisiti richiesti, deve essere nominato un responsabile tecnico, cosi` come deve essere nominato per ogni altra forma di impresa societaria e ogni qualvolta l'impresa non sia artigiana.
La stessa persona non puo` assumere l'incarico di direttore tecnico per conto di piu` imprese. Inoltre, il responsabile tecnico deve avere un rapporto di immedesimazione con l'impresa nella qualita` di dipendente, socio o familiare.